Al Cogesa investimenti in fangoTerapia

Sulmona (Aq). Estratti superficialmente dall’acqua nel 2013, durante gli interventi di dragaggio periodico del porto e del fiume Pescara, furono abbancati per molto tempo sulla cassa di colmata. Non sarebbero affatto pericolosi i fanghi che da poche settimane arrivano a Noce Mattei, impiegati come soletta per le vecchie discariche indifferenziate dei rifiuti della società Cogesa.

Non sono inquinati e sarebbero quelli analizzati dall’Arta, controlli eseguiti anche per accertare le quantità di metalli pesanti nella melma. I fanghi giunti in valle Peligna sono nella norma, secondo i recenti controlli della Polizia provinciale. Gli agenti di Sulmona hanno condotto delle verifiche sul materiale trasportato dai tir, di una ditta pescarese, e diretti al Cogesa che smaltisce da decenni rifiuti proprio ai piedi del monte Morrone. La fangosa copertura che fa da tappo alle fosse ricolme di immondizie sarebbe stata analizzata durante il dragaggio, ma anche dopo e al momento del trasporto. La Polizia provinciale aquilana ha raccomandato alla società di verificare anche i prossimi carichi che arriveranno. “Sono stati analizzati dei piccoli lotti – assicura l’ex direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), Giovanni Damiani, che si  occupò 4 anni fa del fango dragato – In parte furono lavati e puliti, quelli terrosi, i fanghi inquinati sono stati da molto tempo smaltiti e la quota che rientra nei limiti di legge è stata impiegata per il ripascimento della sabbia contro l’erosione”. In breve a Sulmona, chiarisce l’ex tecnico Arta, sono giunti i fanghi terrosi e ricchi di limo. Sono i fanghi che non possono essere reimpiegati per il ripascimento nelle spiagge, sono troppo spessi, ma sono un ottimo concime. “Sarebbero stati utili per rinvigorire le sponde del fiume Pescara e ridare vita alla vegetazione ripariale così da ridurre l’intasamento del porto e i costosi interventi – spiega Giorvanni Daminai, ex Arta – Li avrei lasciati dove si trovavano proprio per garantire quel procedimenti di rinaturalizzazione della vegetazione dunale” conclude l’esperto. Gli industriosi ai piedi del Morrone si stanno cementando già con la fangoterapia anche perché non tutto il fango vien per nuocere!

mariatrozzi77@gmail.com

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